Ciao Riccardo, ho letto la tua newsletter con interesse e vorrei condividere un punto di vista un po’ diverso dal tuo.
È vero, la burocrazia europea è spesso un limite. Ma al tempo stesso rappresenta anche una rete di protezione per chi sta in basso, una garanzia di diritti e di dignità che negli Stati Uniti, semplicemente, non esiste: licenziamenti dall’oggi al domani, orari infiniti, vite ridotte a routine di sopravvivenza pur di ottimizzare il tempo.
Quest’estate ho conosciuto un ragazzo greco che lavora in Meta (uno dei nostri talenti che “ce l’ha fatta”) e mi ha detto che è da più di 2 anni che mangia sempre le stesse tre cose, tre volte al giorno, perché deve ottimizzare la spesa. Mi è sembrato totalmente “disabituato” ai rapporti umani, e fondamentalmente tristissimo.
Quando parli delle cene con Trump a me sembra una pura dinamica di pay-to-play. Tipo: “dimostrami quanti soldi investi qui, e allora ti faccio sedere al tavolo”. È un ricatto che mette persino le aziende più potenti al guinzaglio di una politica folle, autoritaria e interessata solo a consenso immediato e flussi di capitale infinito attraverso l’estorsione.
Guardiamo all’IA e ai suoi data center che consumeranno quanto una città da 8 milioni di abitanti (l’ultimo accordo NVIDIA-OpenAI), risorse drenate senza cognizione per sviluppare algoritmi che distruggono la salute mentale delle persone. Crescita cieca, che considera il pianeta come una miniera da sfruttare e gli individui come carburante da bruciare.
Per questo penso che l’Europa abbia ancora un valore da difendere: non solo crescita e innovazione, ma anche qualità della vita, tutela dei diritti, sensibilità verso le persone e verso l’ambiente. Forse il nostro ruolo non è diventare “più americani”, ma dimostrare che si può innovare ed eccellere senza sacrificare l’umanità o il pianeta.
Bisogna sempre scendere a qualche compromesso, ma se il compromesso è quello di trasformare l'Europa in una nuova dittatura, governata da un tech-feudalesimo miope e scellerato in cui i diritti e l'empatia sono un brutto retaggio del passato, dico: "No, grazie".
Va bene Riccardo, allora freghiamocene della dignità umana, della sostenibilità ambientale e, mentre ci siamo, anche della democrazia. E diventiamo anche noi i protagonisti di quel film post-apocalittico che sta diventando il futuro 🚀
Ho vissuto in Silicon Valley nel 2013 per qualche mese. Lavoravo come intern in una tech company, uno dei miei primi lavori. Se sostituisci “AI” con “Social Network”, il confronto tra i due mondi era quasi identico (smash burger a parte, ma c’era pur sempre In-N-Out).
Negli anni sono tornato altre quattro volte. La prima volta, rientrato in Italia, ero convinto che si potesse replicare qui quello che avevo visto là. Invece, come te, ho visto che il gap non ha fatto che allargarsi.
La domanda “come faremo qui?” resta interessante, ma col tempo ho smesso di pensarla in termini di “noi” e ho iniziato a chiedermi: “come mi adatto io a questo mondo?”.
Questo cambio di prospettiva è la differenza che noto spesso in Italia. Qui continuiamo a chiederci cosa sarà di noi. Sempre “noi, noi, noi”.
La verità è che il progresso nasce da singoli incredibilmente determinati che provano a crescere. Qui invece allarghiamo la base così tanto da bloccare tutto. La domanda che mi resta è: perché i singoli non riescono a crescere da soli e finiamo sempre a fare discorsi corali? Manca la fame? La voglia? I modelli? Non lo so.
Fatto sta che questo “noi” a me suona sempre più come la richiesta che siano gli altri a fare qualcosa. Io mi sono stancato di aspettare che il sistema cambi per me.
Bella mail, tanti spunti interessanti che mi hanno fatto riflettere e trovare un pezzo in più del puzzle. Grazie.
Propongo uno zoom: tra le italiane citate nei round grandi, 2 sono molto vicine tra loro dal punto di vista dei founder. Che ne pensi di questa concentrazione di talenti e risorse? Ne possiamo imparare qualcosa?
Ciao Mattia, non è una casualità ed è un gran bene. Le aziende tech che sono in grado di crescere velocemente creano un circolo virtuoso in cui i fondatori (e i primi dipendenti) generano tanto valore che poi viene reinvestito nel sistema.
Nella newsletter citavo il caso di Revolut ma anche in Italia, per esempio con ProntoPro, Silvia e Marco hanno fatto qualcosa di grande. E i recenti round di Serenis e di JetHR sono una diretta conseguenza di tutto quello che hanno imparato (e del valore che hanno generato) nella loro precedente esperienza imprenditoriale.
Purtroppo ci sono due Europe. Quella nella nostra testa e quella vera. L'Europa che esiste nella nostra testa è unica e pensiamo che Lovable, N8N e Mistral siano nella stessa squadra. Il problema è che, pure provando a fare lo stesso sport, non sono nemmeno nello stesso campo da gioco. Scalare sul mercato europeo significa scalare 27 (+1) mercati piccoli. Per non parlare di 27 (+1) ordinamenti, burocrazie ecc ecc. Qui sta la grande differenza con "loro". Se l'Europa vera non si allinea con quella nella nostra testa, diventa durissima, e vedremo sempre più talenti andare di là.
Attenzione a un'altra stortura. Occhio a non considerare la Bay Area come gli interi USA. Se sei un ragazzo di Chicago finisci comunque a SF a fare quella roba lì, stiamo parlando di un contesto che è un unicum da un punto di vista sociale ed economico al mondo.
Un'ultima osservazione. Per supportare le PMI serve innovazione e serve farla qui, perché gli strumenti pensati per il corporate non fittano con processi, cultura ed esigenze da PMI.
Sul primo punto la soluzione potrebbe essere eu-inc (ne parleremo nell'episodio di sabato di Actually)
Sull’ultimo, invece, una precisazione: abbiamo bisogno come il pane di giovani skillati che sappiano usare AI e altre tecnologie e con quelli automatizzino i processi delle nostre PMI
Ma c’è un foundational model che fa soldi? A parte quelli cinesi intendo…
OpenAI ha fatto solo +16% sui ricavi H1 24, direi che è già spacciata
Ho disdetto dopo chatgpt5, passando a gemini pro 2.5 a pagamento, ma è altrettanto scarso.
Le robe di vibecoding funzionano a metà. Dovrei testare il nuovo sonnet con il code di claude
Nel frattempo è pieno di gonzi che non sono buoni neanche a tirare fuori un testo con idee sensate da dare impasto ad un LLM
Nell’economia reale quest’anno in Italia ha fatto più newlat/newprinces, che dopo aver comprato carrefour si è appena comprata diageo italia, che tutto l’ecosistema italiano di startup. Weird
Sul foundational model che non fa soldi non mi ci attaccherei troppo. Le aziende tech hanno spesso bisogno di bruciare grandi capitali prima di esplodere (per te a cui piacciono i ragionamenti finanziari: la famosa “J curve”).
Amazon ha perso soldi per anni ma ha creato un’infrastruttura di base di cui oggi il primo mondo non può più fare a meno.
Sarà interessante vedere cosa succederà con i FM:
- Se diventeranno una commodity (per cui nessuno pagherà per ChatGPT ma solo per le applicazioni che OpenAI offrirà powered by ChatGPT)
- oppure se le aziende come OpenAI, Anthropic etc faranno “cartello” e, dopo averci resi totalmente dipendenti dai loro chatbot, alzeranno di botto i prezzi
Situazione un po’ diversa. Se parliamo di logistica amazon per abilitare la vendita al dettaglio, credo che non gli abbia mai dato ritorni rilevanti o cash flow incredibili, comunque è un gioco a perdere. E di nuovo, con shopify e aliexpress o fornitori contattabili dalla cina, il canale online ha consentito di competere anche a piccoli pesci indipendenti (dropshipper). Di fatto la competizione per vendita al dettaglio online è veramente alta. Amazon guadagna molto di più dalle ads piazzate sugli spazi espositivi…
Per ciò che concerne il cloud, è da vedere.. sicuramente ha tanto spazio per crescere
Per l’opzione di fare cartello la vedo male: già i cinesi hanno dei modelli appena dietro, ma che costano un decimo o meno, ovvero gli americani non possono batterli.
Nel frattempo gemini/google ha iniziato a mostrare la pubblicità nelle chat… poi sarà l’ora di openAI.
A livello di ARPU estraibile dalle piattaforme probabilmente un inserzionista potrebbe spingersi a pagare 10 volte ciò che paga oggi, giusto per limitare i concorrenti.
Ciao Riccardo, ho letto la tua newsletter con interesse e vorrei condividere un punto di vista un po’ diverso dal tuo.
È vero, la burocrazia europea è spesso un limite. Ma al tempo stesso rappresenta anche una rete di protezione per chi sta in basso, una garanzia di diritti e di dignità che negli Stati Uniti, semplicemente, non esiste: licenziamenti dall’oggi al domani, orari infiniti, vite ridotte a routine di sopravvivenza pur di ottimizzare il tempo.
Quest’estate ho conosciuto un ragazzo greco che lavora in Meta (uno dei nostri talenti che “ce l’ha fatta”) e mi ha detto che è da più di 2 anni che mangia sempre le stesse tre cose, tre volte al giorno, perché deve ottimizzare la spesa. Mi è sembrato totalmente “disabituato” ai rapporti umani, e fondamentalmente tristissimo.
Quando parli delle cene con Trump a me sembra una pura dinamica di pay-to-play. Tipo: “dimostrami quanti soldi investi qui, e allora ti faccio sedere al tavolo”. È un ricatto che mette persino le aziende più potenti al guinzaglio di una politica folle, autoritaria e interessata solo a consenso immediato e flussi di capitale infinito attraverso l’estorsione.
Guardiamo all’IA e ai suoi data center che consumeranno quanto una città da 8 milioni di abitanti (l’ultimo accordo NVIDIA-OpenAI), risorse drenate senza cognizione per sviluppare algoritmi che distruggono la salute mentale delle persone. Crescita cieca, che considera il pianeta come una miniera da sfruttare e gli individui come carburante da bruciare.
Per questo penso che l’Europa abbia ancora un valore da difendere: non solo crescita e innovazione, ma anche qualità della vita, tutela dei diritti, sensibilità verso le persone e verso l’ambiente. Forse il nostro ruolo non è diventare “più americani”, ma dimostrare che si può innovare ed eccellere senza sacrificare l’umanità o il pianeta.
Bisogna sempre scendere a qualche compromesso, ma se il compromesso è quello di trasformare l'Europa in una nuova dittatura, governata da un tech-feudalesimo miope e scellerato in cui i diritti e l'empatia sono un brutto retaggio del passato, dico: "No, grazie".
Esattamente questo tipo di ragionamenti mi hanno ispirato a scrivere questo articolo.
In USA si stanno assicurando un futuro da protagonisti, in tutti i settori. E noi qui: "Eh però vuoi mettere la qualità della vita europea..."
Va bene Riccardo, allora freghiamocene della dignità umana, della sostenibilità ambientale e, mentre ci siamo, anche della democrazia. E diventiamo anche noi i protagonisti di quel film post-apocalittico che sta diventando il futuro 🚀
Mica dobbiamo fregarcene della dignità umana, della sostenibilità e della democrazia (?!?!) per fare aziende tech...
Non sono fattori mutuamente esclusivi
Ho vissuto in Silicon Valley nel 2013 per qualche mese. Lavoravo come intern in una tech company, uno dei miei primi lavori. Se sostituisci “AI” con “Social Network”, il confronto tra i due mondi era quasi identico (smash burger a parte, ma c’era pur sempre In-N-Out).
Negli anni sono tornato altre quattro volte. La prima volta, rientrato in Italia, ero convinto che si potesse replicare qui quello che avevo visto là. Invece, come te, ho visto che il gap non ha fatto che allargarsi.
La domanda “come faremo qui?” resta interessante, ma col tempo ho smesso di pensarla in termini di “noi” e ho iniziato a chiedermi: “come mi adatto io a questo mondo?”.
Questo cambio di prospettiva è la differenza che noto spesso in Italia. Qui continuiamo a chiederci cosa sarà di noi. Sempre “noi, noi, noi”.
La verità è che il progresso nasce da singoli incredibilmente determinati che provano a crescere. Qui invece allarghiamo la base così tanto da bloccare tutto. La domanda che mi resta è: perché i singoli non riescono a crescere da soli e finiamo sempre a fare discorsi corali? Manca la fame? La voglia? I modelli? Non lo so.
Fatto sta che questo “noi” a me suona sempre più come la richiesta che siano gli altri a fare qualcosa. Io mi sono stancato di aspettare che il sistema cambi per me.
Perché qui manca la fame?
Bella mail, tanti spunti interessanti che mi hanno fatto riflettere e trovare un pezzo in più del puzzle. Grazie.
Propongo uno zoom: tra le italiane citate nei round grandi, 2 sono molto vicine tra loro dal punto di vista dei founder. Che ne pensi di questa concentrazione di talenti e risorse? Ne possiamo imparare qualcosa?
Ciao Mattia, non è una casualità ed è un gran bene. Le aziende tech che sono in grado di crescere velocemente creano un circolo virtuoso in cui i fondatori (e i primi dipendenti) generano tanto valore che poi viene reinvestito nel sistema.
Nella newsletter citavo il caso di Revolut ma anche in Italia, per esempio con ProntoPro, Silvia e Marco hanno fatto qualcosa di grande. E i recenti round di Serenis e di JetHR sono una diretta conseguenza di tutto quello che hanno imparato (e del valore che hanno generato) nella loro precedente esperienza imprenditoriale.
Purtroppo ci sono due Europe. Quella nella nostra testa e quella vera. L'Europa che esiste nella nostra testa è unica e pensiamo che Lovable, N8N e Mistral siano nella stessa squadra. Il problema è che, pure provando a fare lo stesso sport, non sono nemmeno nello stesso campo da gioco. Scalare sul mercato europeo significa scalare 27 (+1) mercati piccoli. Per non parlare di 27 (+1) ordinamenti, burocrazie ecc ecc. Qui sta la grande differenza con "loro". Se l'Europa vera non si allinea con quella nella nostra testa, diventa durissima, e vedremo sempre più talenti andare di là.
Attenzione a un'altra stortura. Occhio a non considerare la Bay Area come gli interi USA. Se sei un ragazzo di Chicago finisci comunque a SF a fare quella roba lì, stiamo parlando di un contesto che è un unicum da un punto di vista sociale ed economico al mondo.
Un'ultima osservazione. Per supportare le PMI serve innovazione e serve farla qui, perché gli strumenti pensati per il corporate non fittano con processi, cultura ed esigenze da PMI.
Tutto vero.
Sul primo punto la soluzione potrebbe essere eu-inc (ne parleremo nell'episodio di sabato di Actually)
Sull’ultimo, invece, una precisazione: abbiamo bisogno come il pane di giovani skillati che sappiano usare AI e altre tecnologie e con quelli automatizzino i processi delle nostre PMI
Ma c’è un foundational model che fa soldi? A parte quelli cinesi intendo…
OpenAI ha fatto solo +16% sui ricavi H1 24, direi che è già spacciata
Ho disdetto dopo chatgpt5, passando a gemini pro 2.5 a pagamento, ma è altrettanto scarso.
Le robe di vibecoding funzionano a metà. Dovrei testare il nuovo sonnet con il code di claude
Nel frattempo è pieno di gonzi che non sono buoni neanche a tirare fuori un testo con idee sensate da dare impasto ad un LLM
Nell’economia reale quest’anno in Italia ha fatto più newlat/newprinces, che dopo aver comprato carrefour si è appena comprata diageo italia, che tutto l’ecosistema italiano di startup. Weird
Sul foundational model che non fa soldi non mi ci attaccherei troppo. Le aziende tech hanno spesso bisogno di bruciare grandi capitali prima di esplodere (per te a cui piacciono i ragionamenti finanziari: la famosa “J curve”).
Amazon ha perso soldi per anni ma ha creato un’infrastruttura di base di cui oggi il primo mondo non può più fare a meno.
Sarà interessante vedere cosa succederà con i FM:
- Se diventeranno una commodity (per cui nessuno pagherà per ChatGPT ma solo per le applicazioni che OpenAI offrirà powered by ChatGPT)
- oppure se le aziende come OpenAI, Anthropic etc faranno “cartello” e, dopo averci resi totalmente dipendenti dai loro chatbot, alzeranno di botto i prezzi
Situazione un po’ diversa. Se parliamo di logistica amazon per abilitare la vendita al dettaglio, credo che non gli abbia mai dato ritorni rilevanti o cash flow incredibili, comunque è un gioco a perdere. E di nuovo, con shopify e aliexpress o fornitori contattabili dalla cina, il canale online ha consentito di competere anche a piccoli pesci indipendenti (dropshipper). Di fatto la competizione per vendita al dettaglio online è veramente alta. Amazon guadagna molto di più dalle ads piazzate sugli spazi espositivi…
Per ciò che concerne il cloud, è da vedere.. sicuramente ha tanto spazio per crescere
Per l’opzione di fare cartello la vedo male: già i cinesi hanno dei modelli appena dietro, ma che costano un decimo o meno, ovvero gli americani non possono batterli.
Nel frattempo gemini/google ha iniziato a mostrare la pubblicità nelle chat… poi sarà l’ora di openAI.
A livello di ARPU estraibile dalle piattaforme probabilmente un inserzionista potrebbe spingersi a pagare 10 volte ciò che paga oggi, giusto per limitare i concorrenti.
Vedremo, ma per me OpenAI dopo gpt5 è messa male