L'AI ci ruberà il lavoro?
O forse potrebbe essere solo la Storia che si ripete
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La storia della settimana
Il 19 gennaio 1983, tra le pagine della sezione “Business Day” del New York Times, appare un articolo dedicato al lancio dell’Apple Lisa. Il nuovo computer di Apple era stato un progetto colossale: costato oltre $50 milioni, frutto del lavoro di ben 90 persone impiegate esclusivamente nello sviluppo e nel design.
Come scrive il giornale americano, la vera straordinarietà di questa macchina sta nel software: “Invece di digitare istruzioni, l’utente indica delle icone sullo schermo facendo scorrere un dispositivo portatile chiamato mouse sulla superficie della scrivania. Al movimento del mouse corrisponde quello del cursore, ovvero la freccia che punta verso punti specifici dello schermo”. Incredibile.

È la magia dell’interfaccia grafica. Sebbene l’idea fosse stata inizialmente concepita da Xerox, azienda che per prima aveva immaginato un modo più intuitivo di interagire con i computer, a renderla celebre sono Apple con il Lisa (e poi con il Macintosh) e Microsoft con l’introduzione del sistema operativo Windows nel 1985.
Una settimana dopo il lancio del Lisa, il 26 gennaio 1983, una società del Massachusetts nata solo un anno prima, la Lotus Software, lancia un nuovo software per computer, il Lotus 1-2-3. Il nome fa riferimento alle tre anime del prodotto, che poteva essere utilizzato come foglio di calcolo, strumento grafico o gestore di database.
Il successo di Lotus è immediato. Dei 15 milioni di americani che utilizzano un computer per lavoro, un quarto usa regolarmente Lotus 1-2-3. Nel 1983 la Lotus Software diventa la terza più grande società di software al mondo, con un fatturato (inaspettato) di $53 milioni (a business plan ne prevedevano solo uno).
All’apice del successo Lotus detiene l’85% del mercato dell’analisi finanziaria tra le aziende Fortune 1000, lasciando a Microsoft (seconda in classifica) solo il 6%.
Microsoft, in effetti, all’epoca aveva un proprio foglio di calcolo, chiamato Multiplan. Ma, dato il successo di Lotus, Bill Gates decide di dar vita al “Project Odyssey”, un progetto segreto per creare il “foglio di calcolo perfetto” che avrebbe dovuto distruggere il dominio di Lotus 1-2-3.
Per battere la concorrenza, il team di Excel si da un motto brutale: “Recalc or Die” (Ricalcola o muori): prima di Excel, se cambiavi un singolo numero in un foglio di calcolo, il computer doveva ricalcolare ogni singola cella, rendendo i modelli complessi incredibilmente lenti. Excel, invece, introduce “l’intelligent recalculation”, aggiornando solo le celle influenzate dal dato modificato.
Quello che viene rilasciato il 30 settembre 1985 è quindi una “killer app” che distrugge il dominio di Lotus 1-2-3 e cambia per sempre il modo di guardare al business delle aziende, permettendo di fare analisi di scenario.
Quanti lavori ha automatizzato Excel?
Nel 1990 Microsoft manda in onda il primo spot per promuovere Excel: un dipendente, appena arrivato in ufficio, si accorge di essersi dimenticato di preparare un report fondamentale richiesto dalla sua capa. Invece di andare nel panico, nell’ascensore apre il computer, inserisce i dati, digita una formula, autocompleta alcune celle e cambia il design. Alle sue spalle, un gruppo di manager guardano quello che sta succedendo e ripetono esterrefatti “my spreadsheet doesn’t do that”.
Nel giro di 1 minuto, il report è pronto e la carriera del dipendente è salva.

Con Excel, per la prima volta, una singola persona dotata di un computer può ricalcolare istantaneamente un intero budget, gestire paghe o elaborare previsioni finanziarie che prima avrebbero richiesto intere squadre di impiegati e ore (se non giorni) di lavoro manuale.
Questa efficienza ha conseguenze enorme sul mercato del lavoro americano tra il 1980 e il 2000: oltre 400.000 posti di lavoro tra contabili e dattilografi svaniscono nel nulla. Anche gli uffici, un tempo, pieni di segretarie dedicate esclusivamente alla battitura e all’archiviazione, si svuotano di quei profili.

Naturalmente, con il senno del poi, sappiamo che Excel non ha distrutto il lavoro d'ufficio ma lo ha solo trasformato. Se da un lato i fogli di calcolo hanno eliminato la contabilità ripetitiva e meccanica, dall’altro hanno innescato un boom nelle professioni ad alta specializzazione. Non credo servano dati a supporto di quest’ultima frase…
Il tempo risparmiato nel sommare colonne di numeri a mano è stato reinvestito nell'analisi di quei numeri, per interpretare i trend e prendere decisioni più strategiche. Molte professioni sono cambiate e tante altre sono nate: l’Analista Finanziario, il Data Scientist, il Controller sono tutti mestieri che non esistevano o che erano estremamente diversi da oggi.
Quale sarà l’impatto dell’AI?
Da quando ChatGPT è arrivato nel Novembre 2022 in molti hanno cominciato a temere per il proprio lavoro.
La capacità dell’AI di generare testi, immagini e codice ha alimentato il timore che la tecnologia fosse già pronta a redigere paper scientifici, produrre grafiche professionali e sviluppare interi software in autonomia.
Gli sviluppatori di AI hanno cavalcato questa paura, iniziando a “vendere” questo futuro in cui l’umano diventa totalmente inutile. Dario Amodei, il CEO di Anthropic (e volto buono dell’AI), ormai da 10 mesi dice che “nei prossimi 6 mesi questa tecnologia potrebbe spazzare via metà di tutti i white collar entry-level”.
Le aziende, dal canto loro, hanno iniziato a “comprare” questo futuro a scatola chiusa. Il 2023 è stato l’”Year of Efficiency” di Meta (e di tante altre aziende tech), nel 2024 sono stati licenziati 150.000 dipendenti nel settore tech, nel 2025 sono stati più di 120.000.
L’ultimo caso eclatante è quello di Block, che proprio questa settimana ha annunciato il taglio di oltre 4.000 dipendenti (circa il 40%). Nel post di annuncio su X, Jack Dorsey ha fatto riferimento diretto agli “strumenti di intelligenza” che stanno trasformando radicalmente il modo di lavorare dell’azienda.

Un paio di anni fa, Scott Galloway l’ha definita “Corporate Ozempic”. Il parallelismo è immediato: proprio come i farmaci GLP-1 permettono di perdere peso in tempi record, le grandi aziende (specialmente quelle tecnologiche) hanno trovato nell’AI la possibilità di ridurre le proprie dimensioni.
La verità, però, è che l’AI potrebbe essere solo una scusa (diverse aziende, addirittura, dopo aver licenziato a causa dell’AI, stiano già tornando sui propri passi, riassumendo parte della forza lavoro).
Torniamo a Block. In soli 3 anni, dal dicembre 2019 al dicembre 2022, l’azienda ha più che triplicato il proprio organico, passando da 3.900 a 12.500 dipendenti. E probabilmente, nel farlo, ha aggiunto livelli di middle management che hanno burocratizzato l’azienda e hanno allontanato eccessivamente la “testa” che detta una strategia dalle “mani” operative. In effetti, lo stesso Jack Dorsey l’ha confermato su X.
Ogni nuova assunzione, infatti, aumenta la complessità organizzativa. E di fronte alla complessità e a processi ingarbugliati, la reazione istintiva è spesso quella di assumere nuove persone per gestire il carico (creando ancor più complessità) invece che tagliare il superfluo per concentrare le energie su meno progetti ad alto valore aggiunto.

Qual è il ruolo della tecnologia sul futuro del lavoro?
Storicamente, dalla Rivoluzione Industriale a oggi, la tecnologia ha sempre sostituito / potenziato / reso più produttivo il lavoro umano. Quello a cui assistiamo oggi con l’AI è un’ulteriore passo in questa direzione.
Perché se è vero che l’AI è in grado di automatizzare tanti compiti, ripetitivi e con delle chiare istruzioni per essere eseguite, è anche vero che la maggior parte dei ruoli professionali è un insieme complesso di compiti che derivano l’uno dall’altro e che, spesso, sono fortemente legati a linguaggi e schemi tipici dell’azienda nella quale sono portati a termine.
Proprio come accadde con l'introduzione dei computer e di Excel, l'aumento della produttività e il taglio dei costi non portano necessariamente a una riduzione dell'attività economica. Ma, al contrario, ampliano la gamma di attività che le aziende possono intraprendere. Compiti che prima erano troppo costosi o complessi da gestire diventano improvvisamente accessibili, creando nuovi problemi (e quindi necessità di aziende che quei problemi li risolvono) e nuovi mercati.
Ma questo non significa che si possa dormire sonni tranquilli:
Nel breve termine, ci potrebbe essere una pressione enorme sui ruoli di middle-management e su compiti ripetitivi (come scrivere comunicati stampa banali o fare analisi dati di base), portando a ondate di licenziamenti mirate a potenziare i margini di profitto
Le aziende, fornendo gli strumenti di AI al dipendente, non si aspetteranno più lo stesso output di prima ma si aspetteranno che venga prodotto il triplo dell’output nello stesso intervallo di tempo
La cosa più interessante, a mio parere, sarà vedere come cambieranno gli schemi organizzativi: l’Economist, per esempio ha ipotizzato che si possa passare dalla classica piramide, una grande base di dipendenti che si restringe man mano che si sale verso il vertice, a uno schema ad obelisco (o addirittura a diamante).
E se non fosse il dipendente ad essere sostituito ma tutta l’azienda?
Questa settimana è circolato molto un report scritto da Andrea Pignataro, imprenditore fondatore di ION e, secondo Forbes, l’uomo più ricco d’Italia.
Si chiama “The Wrong Apocalypse” e analizza uno scenario da fine del mondo.
Secondo Pignataro, per restare competitive le aziende stanno adottando strumenti di AI. Così facendo, però, inconsapevolmente stanno insegnando a quegli stessi strumenti di AI la grammatica e la struttura del loro intero settore. Una volta che l’AI, attingendo dai dati di migliaia di clienti, ha appreso i modelli di un’industria (specialmente in ambiti come la consulenza o il legale) potrebbe replicare l’intero funzionamento di quelle aziende, offrendo tali servizi direttamente al cliente finale. Questo renderebbe quelle aziende superflue (e innescherebbe un effetto domino sul mercato e sul settore del real estate in città come New York, Singapore o Zurigo, le cui economie dipendono da questi settori).
La logica di questa analisi è lineare, ma credo che questo scenario sottovaluti un altro aspetto cruciale: il valore delle relazioni e della fiducia umana. La scelta di un avvocato, per esempio, non dipende esclusivamente dalla sua capacità di redigere un contratto ma soprattutto dal rapporto di fiducia (e di garanzia) che si instaura con la sua figura, impossibile da raggiungere da una macchina.
E questo ci porta alla conclusione.
L’AI mi ruberà il lavoro?
Molte previsioni arrivate negli ultimi 3 anni si sono rivelate del tutto errate: quelle sul numero di posti di lavoro persi (troppo pessimistiche), quelle sul numero di posti di lavoro creati (troppo ottimistiche) e quelle sull’arco temporale in cui avverranno questi cambiamenti (molto più lentamente di quanto previsto).
La verità è che oggi l’AI ha ancora bisogno di una supervisione di umani che sappiano esattamente cosa stanno facendo e cosa sta succedendo (proprio come con i fogli Excel). Il problema più grande, quindi, è che le aziende sfruttino l’IA come un “Ozempic aziendale” finendo per tagliare gli umani e integrare l’AI, peggiorando il proprio prodotto o servizio (il caso più classico è quello del servizio clienti, dove si tagliano le spese sostituendo le persone con le macchine, con effetti disastrosi).
La buona notizia, però, è che ci siamo già passati.
Come i fogli di calcolo negli anni ‘80, l’AI è destinata a sostituire ancora una volta il lavoro di routine, elevando i ruoli che richiedono giudizio, creatività e adattabilità.
Certo, proprio come all’epoca, la transizione sarà dolorosa e non tutti diventeranno “prompt engineer” dall’oggi al domani.
Ma il punto qui è che l’AI non è il nemico, è solo un altro Excel. E il futuro appartiene a chi imparerà a usarlo.
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Cosa ho letto questa settimana
La annual letter di Stripe [Stripe]
Dietro le quinte di Anthropic vs il Pentagono [The Atlantic]
Ted Sarandos sul mancato deal con Warner Bros [Bloomberg]
Cosa ho ascoltato questa settimana
Lo streaming sta per cambiare per sempre [Actually]
L’intervista a Brian Armstrong, CEO di Coinbase [David Senra]
Perchè le Big Tech perdono nei confronti delle “boring stocks”? [Prof G Markets]
Cosa ho guardato questa settimana
Il più grande rischio di sicurezza per una nazione [Chamath Palihapitiya]
La capitale indiana del tech [TechAltar]
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Articolo molto interessante, il paragone con Excel aiuta a riportare il tema dentro una prospettiva più ampia e meno emotiva. È convincente l’idea che la tecnologia, nel lungo periodo, trasformi il lavoro più che distruggerlo.
Mi chiedo però se l’analogia con Excel regga fino in fondo, soprattutto dal punto di vista della formazione delle competenze.
Strumenti come i fogli di calcolo hanno certamente eliminato molte attività ripetitive, ma hanno lasciato intatto il percorso attraverso cui una persona imparava a diventare competente: il giovane contabile continuava a partire dai lavori più semplici, il praticante imparava controllando numeri e documenti, il neoassunto costruiva gradualmente un metodo. L’automazione alleggeriva il lavoro, ma non sostituiva le tappe dell’apprendimento professionale.
Con l’AI potrebbe accadere qualcosa di diverso. Molte delle attività iniziali — riassumere documenti, fare ricerche preliminari, preparare bozze, controllare dati, tradurre informazioni in forme utilizzabili — sono proprio quelle attraverso cui tradizionalmente si formano i giovani professionisti. Se queste attività vengono svolte direttamente da strumenti automatici, il rischio non è solo una riduzione di posti entry-level, ma una possibile rarefazione delle vere occasioni di apprendistato.
Mi domando quindi se il problema principale non sia tanto la quantità complessiva di lavoro disponibile nel lungo periodo, quanto la continuità del percorso che porta da principiante a professionista maturo. In altre parole: se diminuiscono le posizioni in cui si impara facendo, come si formeranno le competenze profonde di cui le organizzazioni continueranno comunque ad avere bisogno?
Forse la storia suggerisce che anche questa volta emergeranno nuovi equilibri. Ma la questione di come verranno formati i professionisti di domani — più ancora di quella dei posti di lavoro in sé — mi sembra uno dei punti più aperti e meno discussi.
Scritto con l'aiuto di ChatGPT :-)
Chiudi il tuo articolo così e mai chiusura fu più condivisa: "Ma il punto qui è che l’AI non è il nemico, è solo un altro Excel. E il futuro appartiene a chi imparerà a usarlo".