Articolo molto interessante, il paragone con Excel aiuta a riportare il tema dentro una prospettiva più ampia e meno emotiva. È convincente l’idea che la tecnologia, nel lungo periodo, trasformi il lavoro più che distruggerlo.
Mi chiedo però se l’analogia con Excel regga fino in fondo, soprattutto dal punto di vista della formazione delle competenze.
Strumenti come i fogli di calcolo hanno certamente eliminato molte attività ripetitive, ma hanno lasciato intatto il percorso attraverso cui una persona imparava a diventare competente: il giovane contabile continuava a partire dai lavori più semplici, il praticante imparava controllando numeri e documenti, il neoassunto costruiva gradualmente un metodo. L’automazione alleggeriva il lavoro, ma non sostituiva le tappe dell’apprendimento professionale.
Con l’AI potrebbe accadere qualcosa di diverso. Molte delle attività iniziali — riassumere documenti, fare ricerche preliminari, preparare bozze, controllare dati, tradurre informazioni in forme utilizzabili — sono proprio quelle attraverso cui tradizionalmente si formano i giovani professionisti. Se queste attività vengono svolte direttamente da strumenti automatici, il rischio non è solo una riduzione di posti entry-level, ma una possibile rarefazione delle vere occasioni di apprendistato.
Mi domando quindi se il problema principale non sia tanto la quantità complessiva di lavoro disponibile nel lungo periodo, quanto la continuità del percorso che porta da principiante a professionista maturo. In altre parole: se diminuiscono le posizioni in cui si impara facendo, come si formeranno le competenze profonde di cui le organizzazioni continueranno comunque ad avere bisogno?
Forse la storia suggerisce che anche questa volta emergeranno nuovi equilibri. Ma la questione di come verranno formati i professionisti di domani — più ancora di quella dei posti di lavoro in sé — mi sembra uno dei punti più aperti e meno discussi.
Questo scenario sarà una diretta conseguenza della struttura aziendale di cui parlo nel post (da piramide a obelisco o addirittura a diamante). Su questo non mi sono ancora fatto un'opinione...
Chiudi il tuo articolo così e mai chiusura fu più condivisa: "Ma il punto qui è che l’AI non è il nemico, è solo un altro Excel. E il futuro appartiene a chi imparerà a usarlo".
ottimo articolo che incanala la trasformazione guidata dall' AI dentro schemi già vissuti. Nell'industria, l'ambito in cui mi trovo, l'impatto è ancora lento perchè rimane ancora da capire come raccogliere il potenziale. E gli stessi team IT non hanno ancora chiaro come esplorarli. Da quanto leggo altrove in Finanza invece si può toccare con mano routine operative supportate dall'AI. La strada non è breve.
Se possiamo riassumere che... ci sarà più valore ai ruoli che richiedono giudizio, creatività e capacità di adattamento e che il futuro non appartiene a chi verrà sostituito, ma a chi imparerà a usare questi nuovi strumenti... a me la teoria torna. Però la palla starà in mano alle cosiddette, agenzie educative, di qualunque estrazione, grado e difficoltà, e alla politica, che in Italia e in Europa ha un ruolo decisivo su tempi e modi. E quindi, cosa succederà davvero?
Questo è un punto fondamentale ma, anche qui, non credo sia tanto diverso dal passato. Io sono uscito dalla scuola superiore nel 2016 ma fino a quel punto il sistema scolastico non ci ha fornito nessuna competenza per l'utilizzo del computer, nonostante fosse già evidente che su questo strumento si sarebbe basata la quasi totalità del nostro lavoro...
Si è vero ma non dobbiamo compiere lo stesso errore: chi si occupa di educazione/formazione/istruzione prima di metterti davanti lo strumento dovrebbe aiutarti a crescere nella capacità di ragionare, di pensare per alternative, di gestire problemi complessi ecc. ecc. sennò ci beviamo il "primo che capita" ed è esattamente il motivo per cui siamo qui a parlarne :)
“E di fronte alla complessità e a processi ingarbugliati, la reazione istintiva è spesso quella di assumere nuove persone per gestire il carico (…) invece che tagliare il superfluo…”
Condivido molto questo punto.
Aggiungere persone è una risposta rassicurante, perché dà l’illusione di stare facendo qualcosa. Ma se il sistema è confuso, stai solo distribuendo la confusione su più teste.
Assumere in un’organizzazione ingarbugliata significa aumentare interazioni, passaggi decisionali, coordinamento. Significa moltiplicare la complessità.
In questi momenti ciò che conta è decidere cosa smettere di fare, ma tagliare il superfluo (lo sappiamo bene) richiede più coraggio che assumere.
La complessità si governa scegliendo dove mettere le energie.
Mi piace molto l’idea “l’AI possa essere un nuovo Excel”. Però proprio l’esempio di Excel mi fa venire un dubbio: Excel non ci ha regalato tempo, ci ha regalato più fogli, più scenari, più reporting, più “urgenze” travestite da efficienza.
Quindi quando leggo “produttività + taglio costi = nuovi mercati e nuovi problemi”, penso: ok, è plausibile… ma allora il vero tema non è se l’AI “ruba” lavoro. È chi si prende il guadagno della produttività: le persone sotto forma di tempo (e dignità), o l’organizzazione sotto forma di KPI sempre più alti.
In un'ottica più umanistica, non vince chi ha più tecnologia, ma chi ha più margine: tempo, energie e riserve per adattarsi. Se invece sei sempre tirato e insegui solo efficienza, al primo scossone ti rompi.
Domanda scottante: quando l’AI ti fa produrre il triplo, ti si accorcia la giornata… o ti si allunga la lista delle cose “da fare entro ieri”?
Articolo molto interessante, il paragone con Excel aiuta a riportare il tema dentro una prospettiva più ampia e meno emotiva. È convincente l’idea che la tecnologia, nel lungo periodo, trasformi il lavoro più che distruggerlo.
Mi chiedo però se l’analogia con Excel regga fino in fondo, soprattutto dal punto di vista della formazione delle competenze.
Strumenti come i fogli di calcolo hanno certamente eliminato molte attività ripetitive, ma hanno lasciato intatto il percorso attraverso cui una persona imparava a diventare competente: il giovane contabile continuava a partire dai lavori più semplici, il praticante imparava controllando numeri e documenti, il neoassunto costruiva gradualmente un metodo. L’automazione alleggeriva il lavoro, ma non sostituiva le tappe dell’apprendimento professionale.
Con l’AI potrebbe accadere qualcosa di diverso. Molte delle attività iniziali — riassumere documenti, fare ricerche preliminari, preparare bozze, controllare dati, tradurre informazioni in forme utilizzabili — sono proprio quelle attraverso cui tradizionalmente si formano i giovani professionisti. Se queste attività vengono svolte direttamente da strumenti automatici, il rischio non è solo una riduzione di posti entry-level, ma una possibile rarefazione delle vere occasioni di apprendistato.
Mi domando quindi se il problema principale non sia tanto la quantità complessiva di lavoro disponibile nel lungo periodo, quanto la continuità del percorso che porta da principiante a professionista maturo. In altre parole: se diminuiscono le posizioni in cui si impara facendo, come si formeranno le competenze profonde di cui le organizzazioni continueranno comunque ad avere bisogno?
Forse la storia suggerisce che anche questa volta emergeranno nuovi equilibri. Ma la questione di come verranno formati i professionisti di domani — più ancora di quella dei posti di lavoro in sé — mi sembra uno dei punti più aperti e meno discussi.
Scritto con l'aiuto di ChatGPT :-)
Questo scenario sarà una diretta conseguenza della struttura aziendale di cui parlo nel post (da piramide a obelisco o addirittura a diamante). Su questo non mi sono ancora fatto un'opinione...
Chiudi il tuo articolo così e mai chiusura fu più condivisa: "Ma il punto qui è che l’AI non è il nemico, è solo un altro Excel. E il futuro appartiene a chi imparerà a usarlo".
🔥
ottimo articolo che incanala la trasformazione guidata dall' AI dentro schemi già vissuti. Nell'industria, l'ambito in cui mi trovo, l'impatto è ancora lento perchè rimane ancora da capire come raccogliere il potenziale. E gli stessi team IT non hanno ancora chiaro come esplorarli. Da quanto leggo altrove in Finanza invece si può toccare con mano routine operative supportate dall'AI. La strada non è breve.
Molto bello, però ho un po' di osservazioni.
Se possiamo riassumere che... ci sarà più valore ai ruoli che richiedono giudizio, creatività e capacità di adattamento e che il futuro non appartiene a chi verrà sostituito, ma a chi imparerà a usare questi nuovi strumenti... a me la teoria torna. Però la palla starà in mano alle cosiddette, agenzie educative, di qualunque estrazione, grado e difficoltà, e alla politica, che in Italia e in Europa ha un ruolo decisivo su tempi e modi. E quindi, cosa succederà davvero?
E' veramente solo un problema di strumenti?
Questo è un punto fondamentale ma, anche qui, non credo sia tanto diverso dal passato. Io sono uscito dalla scuola superiore nel 2016 ma fino a quel punto il sistema scolastico non ci ha fornito nessuna competenza per l'utilizzo del computer, nonostante fosse già evidente che su questo strumento si sarebbe basata la quasi totalità del nostro lavoro...
Si è vero ma non dobbiamo compiere lo stesso errore: chi si occupa di educazione/formazione/istruzione prima di metterti davanti lo strumento dovrebbe aiutarti a crescere nella capacità di ragionare, di pensare per alternative, di gestire problemi complessi ecc. ecc. sennò ci beviamo il "primo che capita" ed è esattamente il motivo per cui siamo qui a parlarne :)
“E di fronte alla complessità e a processi ingarbugliati, la reazione istintiva è spesso quella di assumere nuove persone per gestire il carico (…) invece che tagliare il superfluo…”
Condivido molto questo punto.
Aggiungere persone è una risposta rassicurante, perché dà l’illusione di stare facendo qualcosa. Ma se il sistema è confuso, stai solo distribuendo la confusione su più teste.
Assumere in un’organizzazione ingarbugliata significa aumentare interazioni, passaggi decisionali, coordinamento. Significa moltiplicare la complessità.
In questi momenti ciò che conta è decidere cosa smettere di fare, ma tagliare il superfluo (lo sappiamo bene) richiede più coraggio che assumere.
La complessità si governa scegliendo dove mettere le energie.
🔥
Exell + Youporn durante l'orario di lavoro non fa competenza anche se sei un mago con exzell.
Chissà se nei sindacati hanno chiaro ciò.
Mi piace molto l’idea “l’AI possa essere un nuovo Excel”. Però proprio l’esempio di Excel mi fa venire un dubbio: Excel non ci ha regalato tempo, ci ha regalato più fogli, più scenari, più reporting, più “urgenze” travestite da efficienza.
Quindi quando leggo “produttività + taglio costi = nuovi mercati e nuovi problemi”, penso: ok, è plausibile… ma allora il vero tema non è se l’AI “ruba” lavoro. È chi si prende il guadagno della produttività: le persone sotto forma di tempo (e dignità), o l’organizzazione sotto forma di KPI sempre più alti.
In un'ottica più umanistica, non vince chi ha più tecnologia, ma chi ha più margine: tempo, energie e riserve per adattarsi. Se invece sei sempre tirato e insegui solo efficienza, al primo scossone ti rompi.
Domanda scottante: quando l’AI ti fa produrre il triplo, ti si accorcia la giornata… o ti si allunga la lista delle cose “da fare entro ieri”?
Palesemente la seconda…
Gli sviluppatori di AI hanno cavalcato questa paura, iniziando a “vendere” questo futuro in cui l’umano diventa totalmente inutile.
Ottimo articolo, grazie. A proposito di quanto citato, scrivevo qualche settimana fa un breve commento
https://orizzontisconfinati.substack.com/p/unaltra-differenza-importante?utm_source=share&utm_medium=android&r=49hbtt
Grazie! Molto d'accordo con quello che scrivi!