I robot umanoidi ci ruberanno il lavoro?
Un'opportunità di business da $1.000 miliardi
La storia della settimana
Franz von Holzhausen nasce in Connecticut, in una famiglia tranquilla di origini europee. È un ragazzo riservato, appassionato di go-kart, e sviluppa presto un forte interesse per le macchine. Dopo il liceo decide di seguire le orme del padre e studia Design, per poi finire a lavorare in Volkswagen, General Motors e Mazda.
Nell’estate del 2008, un suo caro amico che stava aprendo il primo showroom Tesla sul Santa Monica Boulevard a Los Angeles lo invita all’inaugurazione. È lì che Franz conosce Elon Musk. Quella stessa sera, in una sala conferenze lontana dagli altri invitati, Musk gli mostra alcuni concept realizzati da Henrik Fisker, designer danese con esperienze in BMW, Ford e Aston Martin, e che era stato assunto da Tesla per il design della Model S (i rapporti con Fisker erano ai ferri corti dopo che Musk l’aveva denunciato per aver accettato l’incarico solo per ottenere accesso a informazioni riservate utili al lancio di un’auto concorrente, la Fisker Karma).
Franz gli fa notare che quel design presenta errori importanti e che lui potrebbe fare qualcosa di molto più ambizioso. Musk, che in quel periodo era preso da altri mille pensieri (anche SpaceX era sull’orlo del fallimento), lo assume sul momento e, nonostante la sede di Tesla fosse in Silicon Valley, gli propone di lavorare lì, a Los Angeles, in modo da essere vicini. Non avendo però risorse per costruire uno ufficio dedicato, gli assegna un angolino nel retro della fabbrica di SpaceX e fa montare una tenda per garantire un minimo di privacy al suo nuovo team.
Ogni giorno Musk passa di lì per confrontarsi con Franz e ogni venerdì dedica una o due ore alla revisione dell’intero progetto della Model S. Franz inizia a collaborare con due scultori per realizzare un modello a grandezza naturale che viene aggiornato continuamente: quando Musk arriva, il modello viene portato fuori dalla tenda, e si discute di ogni singolo dettaglio.
Quei mesi segnano l’inizio di un sodalizio professionale straordinario, uno dei pochi rapporti sereni e non tempestosi nella carriera di Musk (un po’ come quello tra Jony Ive e Steve Jobs). Von Holzhausen da quel momento comincia a lavorare a tutte le auto di Tesla: la Model S, la Model X, la Model 3, la Model Y, il Semi, il Cybertruck e la Roadster di seconda generazione.
Poi, all’inizio del 2021, durante le riunioni con il team, Musk comincia a parlare sempre più spesso di robot.
Musk è da sempre ossessionato dall’idea che qualcuno possa creare, volontariamente o per errore, un’AI in grado di danneggiare gli esseri umani. Questa paura lo aveva spinto a fondare OpenAI nel 2014 (che poi avrebbe lasciato podo dopo)

In quel momento, per Musk la massima espressione di un’AI priva di rischi è la creazione di un robot umanoide: un sistema capace di elaborare input visivi, imparare ed eseguire compiti, senza violare la legge di Asimov che vieta a un robot di nuocere all’umanità o a un singolo essere umano.
Se si può costruire un’auto a guida autonoma, che altro non era un robot su ruote, allora si può anche costruire un robot con le gambe.
Musk quindi convince Von Holzhausen che quella sarebbe stata l’impresa più grande mai realizzata da Tesla, persino più ambiziosa dell’auto a guida autonoma! E così il team di designer impegnato sui veicoli autonomi, inizia a lavorare a un umanoide alto circa 1,70 metri che, su indicazione del CEO, doveva avere un aspetto “androgino ed elfico” per trasmettere serenità. L’avrebbero chiamato Optimus.
Musk partecipa a tutte le riunioni dedicate a Optimus e parla di qualsiasi argomento: dall’aspetto del robot alle batterie (che non voleva rendere intercambiabili per costringere il team a svilupparle il più efficienti possibile) fino alle conseguenze economiche e sociali che avrebbero avuto quei robot, compresa la necessità di stabilire un reddito minimo universale (necessario in un mondo in cui i robot sostituiranno totalmente il lavoro umano).
Addirittura il 22 febbraio 2022 durante il listening party di Donda 2 di Kanye West nello stadio dei Miami Marlins, Elon Musk si collega in call con Omead Afshar, suo storico braccio destro in Tesla e, nonostante il caos intorno a sé, comincia a parlare con il resto del team di quanti attuatori servono per permettere ai polsi e alle dite del robot di avere un livello di destrezza in grado di impugnare una matita.
Finalmente, il 30 settembre 2022 arriva il momento decisivo. Durante l’AI Day 2, Musk annuncia un futuro con milioni di Optimus, un futuro di abbondanza, un futuro in cui la miseria non esisterà più, una trasformazione rivoluzionaria. Poi, Lizzie Miskovetz, ingegnera specializzata in progettazione meccanica, annuncia l’ingresso sul palco di Optimus. Il robot entra, muove le braccia, agita le mani, cammina e si inchina verso il pubblico. Dietro le quinte, gli ingegneri trattengono il respiro dato che solo poche ore prima avevano risolto in extremis un problema a una connessione allentata nel petto del robot. La presentazione al pubblico va liscia.
È la prima volta che Optimus si muove senza alcun meccanismo di supporto.
Cosa è stato presentato al CES 2026?
Ogni anno a Las Vegas, nei primi giorni di gennaio viene organizzato il CES, la più grande fiera mondiale dedicata alla tecnologia e all’elettronica di consumo. Quest’anno la Consumer Technology Association, l’organizzazione che cura il CES, ha individuato le 3 forze che stanno definendo la prossima fase del settore tech:
Intelligent Transformation: l’AI diventa una base comune per dispositivi, piattaforme e servizi, rendendo i sistemi più smart e le esperienze sempre più personalizzate
Longevity Technologies: i rapidi progressi in ambito di salute digitale, assistenza da remoto e wellness saranno in grado di farci vivere più a lungo e in modo più sano grazie alla tecnologia
Engineering Tomorrow: gli investimenti continui in elettrificazione, mobilità, gestione dell’energia e modernizzazione delle infrastrutture stanno preparando il terreno per la prossima ondata di innovazione
Il primo punto è forse quello che su cui gli espositori del CES si sono concentrati di più ed è l’applicazione dell’AI a un supporto fisico. Come ho scritto anche nell’episodio di Technicismi in cui ripercorro le tecnologie del 2025, una delle cose che mi sono rimaste più impresse del SXSW a cui ho partecipato a marzo dell’anno scorso è una frase di Amy Webb che dice “la vera AI non può esistere senza i robot. Proprio come l’intelligenza umana non è completa senza un corpo, anche l’AI avrà bisogno di un supporto fisico per esprimere tutto il suo potenziale”.
E così in questi giorni abbiamo visto tantissimi nuovi robot umanoidi in grado di muoversi, sollevare, trasportare ma sopratutto improvvisare. Non sono più bracci pre-programmati ma, grazie all’AI, riescono a capire istruzioni generiche, adattarsi in tempo reale e svolgere compiti che prima richiedevano giudizio umano.
Tra questi c’è GENE.01, il primo robot di Generative Bionics, l’azienda nata come spin off dell’Istituto Italiano di Tecnologia e che, anche grazie alla partnership con AMD e con Tether, è in questo momento uno dei player più interessanti per lo sviluppo di robot umanoidi (domani su Actually esce l’episodio con Daniele Pucci, CEO di Generative Bionics).
E poi c’è Atlas, il nuovo robot umanoide di Boston Dynamics che, tra l’altro, sta lavorando con Google DeepMind per integrare Gemini e che potrebbe arrivare nelle fabbriche già nel 2028. Atlas è dotato di mani “a scala umana” e di telecamere a 360 gradi, è resistente all’acqua e può operare a temperature fino a −20°.
I robot umanoidi saranno il futuro?
I robot umanoidi non sono la forma finale di robot. Il mondo intorno a noi, infatti, è stato costruito sulla base della "fisicità" umana, ma non è detto che questo sia il modo più efficiente per farlo. Basta pensare all’aspirapolvere che, quando è stata automatizzata, ha cambiato completamente forma, diventando un disco piatto che si muove sul pavimento.

Eppure, dato che case, uffici e magazzini sono ancora progettati per le persone, i robot umanoidi risultano oggi più adatti a muoversi e operare nel mondo reale INSIEME agli umani.
L’ha scritto anche José Muñoz presentando su LinkedIn la “Human-Centered AI Robotics Vision” di Hyundai (che insieme a Boston Dynamics ha sviluppato Atlas).

Perché si parla così tanto di robot umanoidi?
Ci sono diversi fattori per cui ultimamente si parla così tanto di robot.
Il primo è il rapido avanzamento dell’AI: oggi è possibile puntare a costruire robot “generali”, che non siano programmati per un solo compito ma che siano capaci di svolgere molte attività in modo autonomo. Qui la grande scommessa è l’end-to-end (E2E AI learning), considerato la base della physical AI e che di fatto funziona come l’addestramento di ChaptGPT: si prendono enormi dataset e li si danno in pasto alla macchina, che impara dai pattern presenti in quei dati (naturalmente in questo modo è forse più facile far partire un sistema ma più complicato gestire i casi limite più rari e pericolosi). Stefano Gatti, nella sua newsletter, parlava di world foundational model una nuova categoria di modelli di intelligenza artificiale che mira a fornire una rappresentazione di base (foundational) del mondo fisico, spaziale e dinamico, al pari di come i large language model (LLM) forniscono una rappresentazione di base del linguaggio.
Il secondo fattore è la velocità dei progressi nella potenza di calcolo hardware, in particolare di NVIDIA. Durante la presentazione / Q&A fatta a margine del CES, Jensen Huang, il CEO di Nvidia, ha dichiarato che “Il ChatGPT moment per la physical AI è ormai vicino” e che il chip di nuova generazione Vera Rubin è entrata in piena produzione. L’azienda ha anche annunciato che il suo stack robotico viene già adottato da aziende come Boston Dynamics, Caterpillar, Franka Robotics, Humanoid, LG Electronics e NEURA Robotics.
L’ultimo fattore è economico. Questi sistemi rappresentano un’opportunità enorme per i fornitori di sensori, attuatori, microprocessori e tecnologie di connettività e molte aziende che avevano puntato sui veicoli autonomi stanno ora virando verso la robotica. Ma soprattutto questa è un’enorme opportunità per le aziende che integrano i robot all’interno delle loro operations.

Amazon, nel 2025 ha annunciato di puntare a raddoppiare il numero di prodotti venduti entro il 2033. E, sorprendentemente, l’azienda vuole farlo senza assumere nuovo personale, ma robotizzando i magazzini (e sfruttando le auto autonome Zoox, entrate in attività alla fine del 2025). Questa strategia permetterebbe di evitare l’assunzione di circa 600 mila persone, portando un aumento dei margini e consentendo ad Amazon di abbassare ulteriormente i prezzi (già incredibilmente bassi) alimentando così ancora di più i consumi.
Questo è l’ultimo capitolo di una corsa cominciata più di 10 anni fa con l’acquisizione di Kiva Systems, società di robotica che ha segnato l’inizio di un lungo processo di trasformazione delle operations dell’azienda (più recentemente aveva tentato di acquisire iRobot, l’azienda che aveva automatizzato le aspirapolveri e che ha una quantità incredibile di dati sulle case degli utenti, ma poi l’operazione era stata bloccata). Quando Amazon ha comprato Kiva, non si parlava ancora di “AI”, ma quelle macchine incorporavano già forme di intelligenza operativa: negli anni Amazon ha ampliato il numero e la complessità delle attività automatizzate, dallo smistamento all’imballaggio, fino al trasporto interno. E oggi non è difficile immaginare magazzini completamente automatizzati, capaci magari di funzionare addirittura al buio (riducendo ulteriormente i costi).
Tornando agli umanoidi, negli ultimi 10 anni, sono stati investiti $7,2 miliardi in oltre 50 startup che stanno sviluppando questo tipo di robot (e a questi vanno aggiunti i miliardi di $$ investiti da Elon Musk e Tesla in Optimus). Con i continui progressi di AI e machine learning, i robot umanoidi stanno diventando davvero utili: dalle linee industriali di Hyundai ai companion emotivamente interattivi di AheadForm, è sempre più chiaro che nei prossimi anni questi assistenti umanoidi usciranno dai laboratori e dalle fiere per entrare nei luoghi di lavoro (e forse nelle nostre case?).
Nel 2021, quando Elon Musk presentò per la prima volta agli investitori di Tesla l’idea di Optimus, disse che i robot sarebbero stati in grado di imparare a eseguire compiti senza bisogno di istruzioni riga per riga, apprendendo solo attraverso la semplice osservazione. E questo non avrebbe rivoluzionato solo l’economia ma anche il modo di vivere dell’umanità intera.
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Cosa ho letto questa settimana
Qualche considerazione sull’economia nel 2025 [Ray Dalio]
E le riflessioni di Adam Mosseri sul futuro di Instagram [Adam Mosseri]
Il “lunch with the FT” con Yann LeCun [Financial Times]
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Come l’AI cambierà i social media per sempre [Actually]
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Il futuro dell’Europa secondo Christine Lagarde [Bloomberg Originals]
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